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Giacomo Leopardi
Author:Giacomo Leopardi
Original name:Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi
Country:Italy
Born on:1798
Died on:1837
Born in:Recanati
Died in:Napoli
Place of burial:Parco Vergiliano a Piedigrotta, Napoli
Father:Monaldo Leopardi
Mother:Adelaide Antici Leopardi
Biography by:Franca Fontana
Posted on:2011-05-06
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Uno dei più grandi poeti di ogni tempo e paese raccontato in questa accurata biografia.


Giacomo Leopardi (1798 Recanati - 1837 Napoli), poeta italiano, spicca fra i più grandi della letteratura mondiale del primo Ottocento.
Nacque a Recanati il 29 giugno 1798 in una famiglia di antica nobiltà, ma oberata dai debiti causati dalle imperizie speculative del padre, il conte Montaldo, costretto, per non rischiare il tracollo definitivo delle proprie finanze, a cedere l'amministrazione dei beni alla moglie marchesa Adelaide Antici, donna molto bigotta e poco affettuosa.
Giacomo, il più grande di otto figli, insieme ai fratelli Carlo e Paolina, ricevette i primi insegnamenti in casa, avendo come maestro Don Sebastiano Sanchini, e come pedagogo Don Vincenzo Diotallevi.
Dal 1809, anno in cui scrisse il suo primo sonetto, "La morte di Ettore", e fino al 1816 si dedicò ad uno studio intensissimo. Spaziò con la mente in ricerche erudite, approfondì indagini filologiche, studiò da solo il greco antico, scrisse la tragedia "Pompeo in Egitto", e due saggi importanti: "Storia dell'Astronomia", "Saggio sopra gli errori popolari degli antichi". A questi scritti si aggiunsero: "Idilli ed epigrammi di Mosco", e la traduzione del primo libro dell'Odissea e del secondo dell'Eneide.
Scrisse inoltre numerose opere di filologia relative a Porfirio, Frontone, Orazio, Dionigi d'Alicarnasso, e tradusse dal greco le poesie di Bione, la "Batracomiomachia" di Omero sulla quale, negli ultimi anni, si innesteranno i "Paralipomeni".
Attingendo dalla fornitissima biblioteca del padre, Giacomo Leopardi consolidò la sua formazione culturale sui classici, greci, latini e italiani, per i quali si appassionò con grande fervore, ma che lo posero al di fuori e spesso in contrapposizione con il Romanticismo, ormai affermato nell'Europa del primo Ottocento. Tuttavia la competenza culturale acquisita con le sue sole forze aveva pochissimi riscontri nell'Italia di quel tempo, e creò meraviglia e stima anche presso importanti studiosi stranieri.
Ma lo studio assiduo ed esasperato della sua adolescenza, gli destabilizzò la salute. La sua vita infatti fu tormentata costantemente da dolori fisici che resero infelice la sua esistenza.
Nel corso di questi anni, Leopardi fece sue le stesse idee politiche del padre, con cui si espresse nello scritto "L'Orazione agli Italiani, in occasione della Liberazione del Piceno".
Prese posizioni nella polemica tra Classicismo e Romanticismo, contro Madame de Staël, a favore dei classicisti. Scrisse la cantica "L'appressamento della morte" in cui i suoi sentimenti, permeati da un forte senso di morte, che in cuor suo sente vicina, si esprimono pensando ad essa come ad una liberazione dalle sofferenze fisiche e psicologiche che lo tormentano.
Il 1817 segnò una radicale svolta alla sua impostazione letteraria, attraverso l'approfondimento degli autori italiani del Trecento, del Cinquecento e del Seicento, e dei suoi contemporanei italiani e francesi, e si appassionò enormemente alla letteratura e alle sue bellezze espressive. Decise quindi di passare dalla erudizione vera e propria alla poesia, convinto anche dall'amico Pietro Giordani, da cui trasse conforto e aiuto per capire meglio gli stati d'animo che lo angosciavano, e che non mancò mai di infondergli fiducia e sostegno affinché progredisse nelle sue nuove aspirazioni letterarie.
Anche le sue idee politiche subirono una svolta. Un forte sentimento patriottico e repubblicano lo indussero a cimentarsi in poesie quali: "All'Italia" e "Sopra il monumento di Dante".
Nel 1819 il suo stato di salute subì un peggioramento, tanto da costringerlo a sospendere gli studi, ma il riposo non fece che acuire il suo senso di solitudine e di noia: l'ambiente famigliare chiuso e limitato e la sofferenza psico-fisica lo resero ancora più pessimista. Per liberarsi dalla soffocante atmosfera dei luoghi natii, decise di mettere in atto un tentativo di fuga da Recanati, prontamente ostacolato dal padre.
La prostrazione e la profonda malinconia del suo animo gli ispirarono i "Piccoli Idilli", produzioni poetiche di breve misura, ma di intenso lirismo: "L'Infinito" e "Alla luna", "La sera del di dì di festa", "Il sogno", "La vita solitaria".
Di questo periodo sono anche diverse canzoni dal contenuto filosofico; "Ad Angelo Mai" , "Bruto minore", "Inno ai Patriarchi", "Ultimo canto di Saffo".
Nel 1822 ottenne di poter partire per Roma, e visitò il sepolcro del Tasso a Sant'Onofrio, ma, visto inutile il tentativo di impiegarsi, come scrittore di lingua latina, nel territorio Pontificio, l'anno dopo ritornò a Recanati.
L'ambiente culturale romano lo aveva deluso profondamente, ancora troppo radicato ad un classicismo di tipo archeologico, e aveva fatto svanire in lui la speranza che fuori di Recanati, fosse possibile vivere un'esistenza più felice, sia sotto il profilo umano sia culturale.
In lui si rafforzò la persuasione di una mediocrità esistenziale impossibile da modificare, che traspose nel "Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani", poi, dopo la composizione "Alla sua donna" (1823), abbandonò la poesia, e per qualche anno si dedicò alla prosa.
Nel 1827 lasciò nuovamente Recanati prima per un breve soggiorno a Milano, e poi per uno più lungo a Bologna, dove cercò invano un'occupazione impiegatizia, negatagli dallo Stato Pontificio per le sue opinioni politiche.
Verso la fine del mese di giugno si trasferì a Firenze, dove l'Editore Stella pubblicò le "Operette Morali", una raccolta di brevi trattati filosofici che vennero accolti molto tiepidamente dalla città. In questo periodo conobbe Alessandro Manzoni, che aveva già pubblicato "I promessi sposi", e strinse amichevoli rapporti con gli scrittori che si raccoglievano attorno a Gian Pietro Vieusseux e alla rivista l"Antologia", e che lo ebbero in grande stima, malgrado la diversità delle rispettive posizioni filosofiche: questi scrittori erano degli spiritualisti di formazione cattolico-liberale, mentre il Leopardi seguiva una forma di pessimismo ateo.
Nel 1828 si trasferì a Pisa, e in questa città riconquistò in parte la salute e con essa la vena poetica, compose lo "Scherzo", la canzone "Il risorgimento", e "A Silvia", quest'ultima considerata, insieme a "L'infinito", fra le sue più belle composizioni poetiche.
Nel giugno del 1828 si ritrovò nuovamente a Firenze, ma le sue condizioni fisiche peggiorarono nuovamente, tanto da impedirgli di lavorare in modo continuativo. Non avendo più mezzi personali di sostentamento, Leopardi, qualche mese dopo, tornò a Recanati e vi rimase due anni, vivendo fra amarezze, dolori, delusioni d'ogni genere.
Tuttavia, i luoghi dell'infanzia, i cari oggetti di un tempo, fecero rifiorire il suo spirito poetico e gli ispirarono i Grandi Idilli, più ampi e articolati: "Le ricordanze", " La quiete dopo la tempesta", "Il sabato del Villaggio", "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia".
Durante un viaggio a Napoli conobbe il giovane letterato Antonio Ranieri, che divenne il suo più importante amico, quando si rincontrarono a Firenze, dove nel 1830 Leopardi si trasferì, lasciando definitivamente il paese natale, odiato, ma pur sempre sognato e caro al cuore. Sempre sofferente per la precarietà della propria salute, aiutato economicamente dagli amici dell'"Antologia" in questa città egli visse una esperienza ancora più dolorosa e amara, innamoratosi di una nobildonna; Fanny Mangioni Tozzetti, fu da lei respinto.
Nel 1831 pubblicò la prima edizione dei "Canti", raccolta di poesie prodotte fino a quel momento, nell'anno successivo portò a termine lo "Zibaldone": annotazioni, pensieri, riflessioni filosofiche, osservazioni sulla poesia e sulla vita che formarono il suo grande diario intellettuale.
L'amore non ricambiato per Fanny angosciava profondamente il suo cuore, rendendolo ancora più triste e infelice. Una delusione irreparabile e un tormento tanto persistente da ispirargli "L'inno ad Arimane" in cui, disperato, chiede al dio del male di non fargli superare il settimo lustro della propria vita.
Nel 1833 l'amico Antonio Ranieri, che moralmente gli è sempre stato vicino, lo convinse a trasferirsi a Napoli; in questa nuova città Leopardi riprese a lavorare intensamente. Un modestissimo assegno inviatogli dal padre e la pubblicazione delle sue opere gli permisero di mantenersi economicamente. Nel 1835 uscì la seconda edizione dei "Canti" in cui per la prima volta vennero pubblicate "Il passero solitario", "L'Imitazione", "Il pensiero dominante", "Amore e morte", "Consalvo", "A se stesso", "Aspasia".
Nell'anno successivo il Leopardi scrisse: "La ginestra", "Il tramonto della luna", e "I nuovi credenti".
Intanto a Napoli si sta diffondendo un'epidemia di colera. Giacomo Leopardi, va a vivere insieme all'amico Ranieri in una villa alle falde del Vesuvio,dove colto da un improvviso malore, muore il 14 giugno 1837.
L'amico Ranieri riuscì a sottrarne il corpo alla fossa comune, ed a disporne la sepoltura nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta.

La vita di Giacomo Leopardi è senza dubbio la storia di un'anima infelice e la sua infelicità traspare da tutte le sue opere poetiche. Egli si esprime in una poesia non più di immaginazione come quella degli antichi, bensì nella poesia del sentimento, quella in cui l'uomo indaga nel suo cuore e verifica la realtà del suo essere di fronte alla società e alla natura.
Attraverso di essa Leopardi analizza i suoi stati d'animo e si rivolge a particolari contenuti, quali il senso dell'infinito e la dolcezza dei ricordi. In questo modo la sua autobiografica espressione poetica diventa momento essenziale della propria vita spirituale, confessione e indagine nello stesso tempo.
Le lunghe meditazioni ed anche l'influenza del pensiero di Jean-Jacques Rousseau rafforzarono in lui la convinzione che la vita della natura si svolge secondo leggi eterni e immutabili, che non tengono conto della realtà dei singoli individui. Il ciclo di costante trasformazione della materia travolge l'uomo, come ogni altro essere, in un destino di sofferenza e di morte a cui non è possibile opporsi, e che condanna al dolore ogni forma di vita, uomo compreso.
Il dolore è la vera realtà, dentro la quale esistere significa lottare per sopravvivere in una battaglia comunque perduta, perché condizionata dalle inevitabili scadenze biologiche della trasformazione, della decadenza, della morte.
A mano a mano che il Leopardi approfondisce questa concezione, contrasta sempre più ed in modo polemico, gli aspetti ottimistici della cultura spiritualistica del suo tempo, che tendeva a convincersi della possibilità per l'uomo di realizzare la propria felicità attraverso l'esaltazione dei valori dello spirito e nella sua capacità di imporsi alla storia.
Per Leopardi l'unica dignità dell'uomo sta invece nel leggere fino in fondo, senza timori, nella vanità del proprio destino, rifuggendo da ogni illusione consolatoria, quali l'idea della libertà, della patria, del premio ultraterreno.
Solamente così, convinto dei propri limiti, l'uomo, liberato da ogni falsa illusione, potrà superare le difficoltà per stringersi in una fraterna unione, contro le avversità della Natura.
Questo atteggiamento, che rappresenta, in sintesi, "pessimismo cosmico" del poeta (come fu definito in seguito), andò sempre più affermandosi nella fase conclusiva del suo pensiero.
Giacomo Leopardi, dalla sensibilità fatta più pura e più vasta dal dolore fisico e morale, è ancora oggi il poeta riconosciuto più importante fra i grandi della letteratura mondiale.

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Audiobooks by:Giacomo Leopardi
Canti
Raccolta di poesie
Audiolibro dei celebri "Canti" del poeta Giacomo Leopardi.
Pensieri
Raccolta di pensieri
Audiolibro dell'opera "Pensieri" di Giacomo Leopardi.
Books by Giacomo Leopardi:
Appressamento della morte
Canti
Canti
Discorso sopra la batracomiomachia
Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani
Guerra De' Topi E Delle Rane
La guerra dei topi e delle rane
Operette morali (1834)
Operette morali
Paralipomeni Della Batracomiomachia
Pensieri
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